venerdì 9 ottobre 2015

Incontro 7 ottobre 2015



DEFINIZIONE DI PROFETA



Chi è il profeta

Dobbiamo sfatare una concezione diffusa nella nostra cultura e soprattutto nel nostro linguaggio ordinario. Per noi il profeta è colui che è in grado di prevedere e pre-dire il futuro. Il dizionario della lingua italiana, come il Devoto-Oli, definisce il profeta come: «Persona che, per ispirazione divina, predice il futuro o rivela fatti ignoti alla mente umana». Vedremo che non è così

Profeta è una parola greca che in italiano non è stata tradotta, ma è stata accolta così. In realtà la parola profeta è una parola composta da due elementi: la preposizione pro e la radice del verbi femi, che significa dire, parlare. Già questo ci dà una prima intuizione che il profeta è , allora, caratterizzato, dal parlare prima ancora che dallo scrivere. . Ma nel nostro caso è sbagliato, perché per dire questo il greco usa altre parole.

Più significativi gli altri due significati della preposizione pro che può essere tradotta ‘davanti’ o ‘al posto di’. Questi rendono bene il ministero del profeta biblico, che è appunto colui che parla al posto di, in nome di Dio, e nello stesso tempo parla davanti, nel senso di parlare apertamente, davanti a tutto il popolo

Allora Il profeta è colui che parla al posto di Dio, è il suo porta-parola; e, insieme, egli è colui che parla davanti e a favore degli uomini, trasmettendo loro la vera interpretazione della storia. Tutt’e due le dimensioni sono necessarie perché si dia l’esperienza profetica, in quanto attraverso la profezia è l tempo di Dio si fa presente nei tempi dell’uomo, nella storia. Quindi possiamo affermare che più che predire il futuro, il profeta interpreta il presente ma nella luce del tempo di Dio, del suo oggi e del suo futuro, cioè del progetto salvifico che egli dispiega nella storia.

Solo un ultima cosa: profeta è parola greca, cioè traduzione nella LXX di una parola ebraica nabi, ancora più difficile da tradurre. L’interpretazione prevalente oggi è che sia una forma passiva del verbo parlare, per cui potremmo dire che il profeta è il “parlato””Prima ancora che essere uno che dice, che parla agli altri, egli è uno al quale qualcuno ha parlato. Può parlare al posto di perché colui nel cui nome parla per primo gli ha parlato.

Concludo con una citazione di Abraham Heschel, filosofo ebreo che dice che i profeti sono costruttori del tempo, in quanto hanno creato una concezione di tempo lineare, in cui il presente si trova orientato tra un passato e un futuro: dalla creazione all’escatologia, dall’inizio alla fine del tempo, da Dio a Dio. […] Passato, presente e futuro sono disegnati nei loro precisi contorni: memoria dei benefici di Dio, denuncia dei tradimenti del popolo e promessa di un nuovo intervento divino. Il passato chiarisce il diverso ruolo dei partner dell’alleanza, reclama la sua mancata attuazione da parte del popolo e offre la ragione della speranza. Il presente non viene più interpretato come momento di abbandono da parte di Dio, ma come fallimento del patto originario a causa dell’inadempienza del popolo e illuminato dalla prospettiva del nuovo intervento di Dio. Il futuro assume una figura concreta di speranza, nella prospettiva di quanto Dio ha già compiuto nel passato e nella confessione del peccato del popolo, vera causa della fine del patto antico.




PROFETISMO EXTRA BIBLICO


La Bibbia stessa riconosce, dunque, che il profetismo non è un fenomeno esclusivamente israelitico : anche altri popoli semiti contemporanei di Israele conoscono infatti un fenomeno che è stato paragonato al profetismo biblico .

Faremo solo qualche accenno al profetismo extra biblico , in particolare nella tradizione semitica di Mari.(famosa città sull'Eufrate).

Mari è concordemente ritenuta la città che conserva testi più vicini alla profezia veterotestamentaria*

Nel 1906 ad 40 km da Aleppo venne scoperta ,in Siria, una stele scritta in aramaico che racconta di avvenimenti databili intorno all' 805 a C circa .La stele oggi si trova nel museo del Luvre.

Essa parla di un certo re Zachir di Hamat, il quale racconta che il dio Baal Shamain , per mezzo di veggenti e indovini gli disse : “ Non temere perchè io ti ho fatto re e ti sosterrò, ti libererò da tutti quei re che hanno posto l'assedio contro di te”.

Questi veggenti indovini avevano parlato in nome della divinità alla stregua dei profeti biblici.

Nella letteratura sumero-accadica, lacunosa e poco conosciuta, manca ogni testimonianza di profetismo intuitivo, compaiono invece la divinazione, l'oniromanzia e le lamentazioni storiche-

I Sumeri ignoravano l'augure, mentre conoscevano l'aruspice che prevedeva il futuro esaminando le interiora dei caproni.

L'esempio più spesso citato è una tavoletta di un oracolo con minacce e promesse indirizzate al Re e condizionate alla condotta che egli terrà.

Se Mosè rappresenta nella tradizione biblica, la figura profetica più splendida, Balaam è in certo modo il profeta per eccellenza dei pagani idrolati.

Questo modo di considerare Balaam si imporrà nella traduzione giudaica e gingerà fino al Nt(2pt 2.15 dove di parla della via di Balaam di bosor che amò un salario d'iniquità “Balaam era probabilmente un indovino babilonese o di Mari, dove esistevano figure paragonabili ai profeti biblici.

Egli è descritto come un indovino (Nm 23,3.15), che ha dei sogni rivelatori , interpreta il comportamento degli animali per predire il futuro (Nm 22,23-30), trae auspici dai fenomeni atmosferici e astronomici. 1 Re ricorda altri profeti pagani come quelli di Baal, che sfidarono Elia in singolar tenzone (1 re 18,20-40 ).

Nei testi di Mari e nel profetismo biblico ci sono innegabili somiglianze ed analogie :

il profeta è un inviato di Dio, usa il formulario proprio dell'araldo , appare il fenomeno dell'estasi profetica come nei gruppi dei profeti estatici di cui parla la Bibbia (1 Sam 19.20)

Ma al di là di queste convergenze , il profetismo biblico è molto diverso, sia per certe caratteristiche letterarie(nella Bibbia a differenza di Mari , esiste una vigorosa tradizione letteraria d'origine profetica ) sia soprattutto per i contenuti.

Quasi un millennio separa i testi di Mari 1700 a.C. dai profeti classici delle Bibbia (VII-V ac).

Gli oracoli di Mari erano quasi tutti diretti al re , furono salvati dall'oblio , perché custoditi nell'archivio di corte , in loro non si trova, per nulla l'appello alla conversione del cuore che occupa il centro della profezia biblica. A Mari non si parla di speranza escatologica o messianica; il quadro religioso è politeista , si praticano purificazioni magiche , manca il senso del peccato personale.

Niente dunque, a che vedere con l'attacco di Osea contro i riti pagani della fertilità , l'appello di Amos per la giustizia sociale, la teologia della fede di Isaia o le prediche di Ezechiele al popolo che corre verso la propria rovina : tutto questo è semplicemente inimmaginabile a Mari.

Pertanto si può riconoscere tra i due profetismi una certa affinità, caratteristiche del tutto singolari e originali a quello biblico, o al massimo “affinità letterarie che non danno l'impressione di essere fortuite.

Da questo sguardo d'insieme al mondo extrabiblico possiamo concludere che il profetismo biblico ha avuto una lunga preistoria di cui conosciamo solo alcune manifestazioni del mondo dell'antico vicino Oriente , manifestazioni che ci aiutano a comprendere il tessuto culturale di quello biblico.


Con gradi diversi e sotto forme svariate, le grandi religioni dell'antichità hanno avuto uomini ispirati che pretendevano di parlare in nome del loro Dio, specialmente presso i popoli vicini a Israele. Nella forma e nel contenuto, i loro messaggi, rivolti al re, rassomigliano quelli dei più antichi profeti di Israele menzionati nella Bibbia.

La Bibbia stessa riconosce che il profetismo è un fenomeno universale e non esclusivamente israelitico.

Facciamo adesso un breve cenno al profestismo extra-biblico, in particolare nella tradizione egizio-cananea e in quella di Mari.

Fino agli anni 60 l'Egitto era considerato da alcuni la patria della profezia biblica, mentre per altri ne era totalmente estranea. Oggi si preferisce ritrovarvi una somiglianza letteraria e di forma assieme a profonde differenze sostanziali.

Dall'ambiente egizio-cananeo possiamo ricordare il caso dell'egiziano Wenamon, addetto al tempio del dio Amon e vissuto verso il 1100 a.C. Egli andò a Biblos per incarico del faraone d'Egitto, per chiedere forniture di legname per il suo tempio. Il principe di Biblos, Zachir, si rifiutò di riceverlo e gli intimò di andarsene dalla città, ma Wenamon fece rispondere che non si sarebbe allontanato di lì se non fosse stata messa a sua disposizione una nave di Biblos. Mentre il principe stava compiendo un sacrificio ai suoi dei, uno dei suoi servi fu rapito in estasi e diceva: "Prendi l'idolo accogli il messaggero che lo ha con sé, Amon è il dio che lo ha inviato, egli l'ha fatto venire". Quel giovane ebbe un fenomeno d'estasi profetica. Dopo quel fatto il principe Zachir chiamò a corte Wenamon e concluse le trattative. L'estasi e il messaggio sono elementi che si ritrovano anche nel profetismo biblico.


Nel 1906 il console francese Henri Pognon scoprì a 40 Km. da Aleppo, in Siria, una stele (stele di Zakkur) scritta in aramaico che racconta avvenimenti databili intorno all'805 a.C. circa. Questa stele (conservata al Louvre) parla di un certo re Zachir di Hamat, il quale racconta che il dio Baal-Shamain, per mezzo di veggenti e indovini, gli disse: "Non temere perché io ti ho fatto re e ti sosterrò, ti libererò da tutti questi re che hanno posto l'assedio contro di te". Questi veggenti ed indovini avevano parlato in nome della divinità, alla stregua dei profeti biblici, ma con l'unico scopo di ingraziarsi il re.

Fra i documenti egiziani vanno ancora ricordati il papiro "Westcar 3033" di Berlino che è un insieme di racconti popolari favolosi e magici che risalgono alla XII dinastia, una specie di "Mille e una notte"; ed il papiro "Ipuwer I, 344" di Leinden, manifesto politico risalente alla XIX dinastia.


PROFETISMO NELLA STORIA


L'uomo si è sempre proteso verso il futuro per prevedere gli eventi che potessero determinare la sua sorte, nel bene e nel male, per prepararsi ad affrontarli.

La comprensione del futuro è stata affidata per millenni all'indovino, l'uomo che stabilisce con il futuro un rapporto magico.

Sibille, aùguri, indovini, pizieci propongono l'esempio più significativo dell'importanza della lettura del futuro nelle società umane.


Ma dobbiamo liberarci dall'idea che il profeta biblico sia l'indovino che predice il futuro.


I re ed i potenti si rivolgevano a maghi, indovini e profeti per cercare d'ottenere pronostici sugli eventi che riguardavano loro e i loro popoli onde avere assicurazioni che il dio che interpellavano era propenso o meno in una specifica situazione.


Come fenomeno culturale, la divinazione è stata osservata dagli antropologi in molte religioni e culture, in tutte le epoche fino ai giorni nostri. Ogni cultura e religione ha sviluppato i propri metodi di divinazione. L'Ebraismo, il Cristianesimo e l'Islam le escludono totalmente. L'Induismo ammette diverse forme di divinazione, che sono codificate nei Vedānta.

Ciò che distingue le predizioni divinatorie dalle previsioni scientifiche è l'assenza di una causalità dimostrabile tra il segno interpretato e il risultato previsto.

Per questo motivo la divinazione, in varie epoche e culture, è stata talvolta considerata una forma di superstizione e oggi la comunità scettica scientifica occidentale la considera, in alcune sue forme, una pseudoscienza.


La divinazione è nata a seguito del pensiero mitico della preistoria. Nei tempi antichi ha rappresentato un'evoluzione di conoscenza in un momento in cui scienza e magia non erano distinguibili; solo in tempi recenti, dopo uno sviluppo di quasi tre millenni, vengono viste come completamente antitetiche. La stessa scienza agli albori o nei primi momenti di indagine non negava l'affinità ad una forma di magia: nel XVI secolo si chiamavano "magia naturale" le discipline che poi sarebbero diventate "scientifiche".




Prima dell'avvento del metodo scientifico qualunque tipo di previsione ricadeva nell'ambito della divinazione; con lo sviluppo delle scienze è stato possibile prevedere alcuni eventi in modo più o meno preciso, ad esempio le eclissi, il clima e le eruzioni vulcaniche. Oggi questa non è più considerata divinazione in quanto queste previsioni si basano su osservazioni empiriche e sono spiegate da teorie che fanno riferimento esclusivamente a fenomeni naturali, mentre la divinazione presume l'influenza del destinoo di forze soprannaturali. Così, come definizione operativa, la divinazione può comprendere tutti i metodi di pronostico che non si possono dimostrare efficaci usando la ricerca scientifica. Tuttavia anche la divinazione prevede un approccio razionale fondato sull'analisi dei segni o dei presagi.

Sumeri, Accadi e Babilonesi raccolsero, nell'arco di dieci o forse quindici secoli, decine di migliaia di presagi e li trascrissero accuratamente in manuali dettagliati, ognuno accanto all'evento che lo seguì.

L'astrologia e l'astronomia sono nate come una medesima disciplina durante la civiltà babilonese, in quanto lo studio dei movimenti astrali era considerato sussidiario allo scopo divinatorio. In Mesopotamia, come anche nell'antico Egitto e in altre culture, gli oracoli sul re assumevano importanza nella vita sociale.

Platone, considerava la divinazione come una capacità superiore alla stessa ragione. Anche gli Stoici ritenevano possibile divinare il futuro interpretando i segni del presente, in quanto consideravano il mondo retto da una ragione universale (Logos).

Nella Grecia antica la divinazione era regolata dalla religione e si esprimeva nella consultazione degli oracoli; i responsi dell'oracolo di Delfi erano tenuti in elevata considerazione, al punto da costituire norme religiose; queste norme, raccolte dai sacerdoti di Apollo, sono considerate la base della comune cultura greca e non solo dal punto di vista eticoo religioso.

NellaRoma antica era molto popolare recarsi ogni anno al santuario della Fortuna Primigenia per una consultazione. Di diversa natura erano i Libri sibillini, trascrizione di responsi oracolari che erano consultati da appositi sacerdoti (detti viri sacris faciundis) in occasione di certe decisioni pubbliche di carattere religioso.


Anche il nostro secolo è pieno di profeti, termine che ha perso il significato originale ovvero come abbiamo sentito il profeta è colui che parla a nome di Dio.

Oggi sono profeti coloro i quali parlano di vari argomenti predicendo avvenimenti di vario genere ma a differenza dei profeti biblici essi parlano per conto di se stessi e spesso dietro compensi in denaro.

Chi siamo

L'ambito Evangelizzazione

è stato voluto dal Consiglio Pastorale Parrocchiale della parrocchia di Santa Cateirna da Siena a Coverciano, il suo intento è quello di far conoscere, con strumenti e modalità nuovi, la Sacra Scrittura.
L'ambito ha iniziato nel 2014 affrontanto "L'introduzione alla Sacra Scrittura", analizzando e approfondendo vari temi, come per esempio cos'è il canone, i generi letterali, la Dei Verbum, i documenti del Concilio Vaticano II.
Nel 2014/2015 l'arogmento è stato incentrato sui Libri Sapienziali, approfondendo i testi attraberso l'ausilio di slide.
Il 2015/2016 il programma prevede l'Introduzione al profetismo e profeti.
Lo staff è composto da don Sergio Merlini dal diacono permanente Patrizio Ferri Fabbri e dai laici Gianni Grassi, Lucia Ricciolini, Alessandro Cuzzola e dal Direttore del Consiglio Pastorale Parrocchiale Mario Cuzzola.
Gli incontri hanno cadenza quindicinale e sono iniziati il 7 ottobre 2015, il prossimo è previsto per il 21 ottobre 2015 alle ore 21.00.